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Il 22 maggio si celebra la Giornata mondiale della biodiversità 2026. Scopri perchè azioni locali, città, imprese e territori sono decisivi per proteggere gli ecosistemi.
Ogni anno, il 22 maggio, si celebra la Giornata mondiale della biodiversità, un’occasione che ci ricorda che la ricchezza della vita sulla Terra è fondamentale per il nostro benessere, per la salute degli ecosistemi e per il futuro delle prossime generazioni. La Giornata Mondiale della Biodiversità è stata istituita nel 2000 dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Viene celebrata ogni anno il 22 maggio per commemorare l'adozione della Convenzione sulla Diversità Biologica (CBD), approvata originariamente a Nairobi il 22 maggio 1992. Il tema scelto per il 2026, “Acting locally for global impact”, cioè agire a livello locale per generare un impatto globale, invita a guardare alla biodiversità non come a qualcosa di lontano ed esotico, confinato in foreste tropicali o barriere coralline, ma come a una realtà che riguarda anche le nostre città, i nostri quartieri, i nostri giardini e le nostre aree agricole, che possono diventare luoghi concreti di protezione e ripristino.
Agire localmente non significa pensare in piccolo. Significa riconoscere che ogni ecosistema, anche il più vicino a noi, è parte di un sistema più ampio da cui dipendono il benessere umano e il futuro del pianeta. Proteggere la natura, infatti, significa anche partire da ciò che abbiamo sotto casa: un’area verde, un albero autoctono, un prato lasciato fiorire, una scelta di consumo più consapevole, un progetto urbano capace di restituire spazio alla vita.

Che cos’è la biodiversità?
Quando parliamo di biodiversità ci riferiamo alla varietà e variabilità degli organismi viventi e dei sistemi ecologici in cui essi vivono, come dichiarato dalla Convenzione ONU sulla Diversità Biologica. È un concetto ampio, che comprende la diversità genetica all’interno delle specie, la diversità delle specie presenti in un territorio e la diversità degli ecosistemi che ospitano organismi, relazioni e processi naturali.
Non si tratta solo di un patrimonio da conservare per il suo valore estetico o scientifico: la biodiversità è infatti alla base della fornitura dei cosiddetti servizi ecosistemici, ovvero tutti quei benefici che riceviamo dalla natura e dal corretto funzionamento degli ecosistemi. Dalla biodiversità dipendono la fertilità del suolo, la disponibilità di acqua pulita, l’impollinazione delle colture, la regolazione del clima, la protezione dagli eventi estremi e molte risorse essenziali per la salute umana.
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Perché la biodiversità è così importante per noi?
Proprio per il suo ruolo chiave nella fornitura di servizi ecosistemici, la biodiversità ha un valore fondamentale per il benessere umano. La perdita di biodiversità non riguarda soltanto animali e piante: riguarda direttamente anche noi.
Quando gli ecosistemi si degradano, diminuisce la loro capacità di offrire questi servizi fondamentali.
Il degrado degli ecosistemi ad oggi incide sul benessere di circa il 40% della popolazione mondiale (United Nations Environment Programme [UNEP], 2021).
Una crisi profonda, ma non irreversibile
La biodiversità è oggi sotto pressione come mai prima. Le cause della crisi sono molte e spesso interconnesse:
- perdita e degrado degli habitat, dovuti a deforestazione, agricoltura intensiva, espansione urbana, infrastrutture e alterazione dei corsi d’acqua;
- sfruttamento eccessivo delle risorse naturali, come pesca, caccia e raccolta non sostenibili;
- cambiamento climatico, che modifica temperature, stagioni, disponibilità d’acqua e cicli biologici;
- inquinamento di aria, acqua e suolo, con effetti diretti sulla sopravvivenza e sulla riproduzione delle specie;
- specie aliene invasive, che possono competere con le specie locali o alterare gli equilibri ecosistemici;
- diffusione di patogeni, soprattutto in ambienti già indeboliti dal degrado ambientale.
Milioni di persone sono già colpite da fenomeni come siccità, desertificazione e degrado del suolo, con effetti diretti sulla sicurezza alimentare, sulla disponibilità d’acqua e sulla stabilità delle comunità.
Accanto alla crisi, esistono strumenti di risposta sempre più concreti. Il Kunming-Montreal Global Biodiversity Framework definisce 23 target al 2030 e una visione di lungo periodo al 2050, con l’obiettivo di fermare e invertire la perdita di biodiversità.
Anche l’Unione Europea si è mossa in questa direzione con il Regolamento UE 2024/1991 sul ripristino della natura, che prevede misure di ripristino su almeno il 20% delle aree terrestri e marine dell’UE entro il 2030, fino a coprire tutti gli ecosistemi che necessitano di recupero entro il 2050.
La sfida, ora, è trasformare questi impegni in interventi concreti, misurabili e duraturi.
Biodiversità, imprese e modelli economici
La tutela della biodiversità riguarda sempre più da vicino anche il mondo economico. Molte attività produttive dipendono direttamente dalla natura: agricoltura, pesca, cosmetica, medicina e turismo si basano su ecosistemi funzionanti, su suoli fertili, acqua pulita, impollinazione, materie prime e stabilità climatica.
Allo stesso tempo, alcune attività economiche possono contribuire al degrado degli ecosistemi attraverso l’uso intensivo del suolo, l’inquinamento, il consumo di risorse naturali, la trasformazione degli habitat e le pressioni lungo le catene di approvvigionamento. È questo doppio rapporto, fatto di dipendenze e impatti, a rendere la biodiversità un tema sempre più rilevante per le strategie d’impresa.
Con l'istituzione della CSRD – Corporate Sustainability Reporting Directive, le aziende sono chiamate a comunicare non solo i rischi e le opportunità che le questioni ambientali generano per il business, ma anche gli impatti che le loro attività producono sulle persone e sull’ambiente. È il principio della doppia materialità: da un lato la natura può influenzare continuità operativa, costi, filiere e reputazione; dall’altro, le imprese possono contribuire alla perdita di biodiversità o, al contrario, alla sua tutela e rigenerazione.
Questo approccio è al centro anche del lavoro dell’IPBES, la piattaforma intergovernativa scientifico-politica sulla biodiversità e i servizi ecosistemici, che evidenzia come imprese e sistemi economici dipendano dai contributi della natura, ma possano anche generare impatti significativi sugli ecosistemi.
In ambito europeo, il tema trova spazio negli standard di rendicontazione ESRS, in particolare nell’ESRS E4 – Biodiversity and Ecosystems, dedicato all’identificazione e alla comunicazione di impatti, dipendenze, rischi e opportunità materiali legati alla biodiversità e agli ecosistemi.
Il sistema agroalimentare mostra con chiarezza questa doppia relazione. Da un lato dipende da servizi ecosistemici come impollinazione, fertilità dei suoli, disponibilità d’acqua e regolazione naturale dei parassiti; dall’altro, pratiche come monocolture, uso intensivo di pesticidi e fertilizzanti, conversione degli habitat e sfruttamento del suolo possono contribuire significativamente alla al degrado ambientale e alla perdita di biodiversità.
Per questo, parlare di biodiversità significa oggi parlare anche di responsabilità aziendale, trasparenza, gestione del rischio, finanza sostenibile e trasformazione dei modelli produttivi. La natura non è più soltanto un tema ambientale o reputazionale: sta diventando un elemento sempre più rilevante nelle strategie d’impresa, nelle decisioni degli investitori e nei processi di rendicontazione.
Le aziende che sapranno misurare, ridurre e comunicare in modo credibile i propri impatti e le proprie dipendenze dalla biodiversità saranno più preparate ad affrontare le sfide normative, ecologiche ed economiche dei prossimi anni.

La biodiversità comincia vicino a noi
La Giornata mondiale della biodiversità 2026 ci ricorda che la protezione della natura non è un tema distante, tecnico o riservato agli esperti. È una responsabilità collettiva che riguarda il modo in cui abitiamo il territorio, produciamo cibo, costruiamo città, consumiamo risorse e immaginiamo il futuro.
Nel nostro piccolo, ciascuno di noi può contribuire in maniera significativa a contrastare il declino della biodiversità ed è proprio a questo che si ispira il claim della Giornata mondiale della biodiversità 2026. La biodiversità si protegge anche attraverso gesti quotidiani: non tutti possiamo intervenire sulle grandi politiche globali, ma tutti possiamo contribuire a ridurre la pressione sugli ecosistemi.
Possiamo scegliere prodotti locali, stagionali e realizzati con pratiche più rispettose dell’ambiente. Possiamo ridurre gli sprechi, consumare meno risorse, riparare, riutilizzare e riciclare. Possiamo evitare l’utilizzo di pesticidi nei giardini, piantare specie autoctone, creare piccoli habitat per insetti impollinatori e sostenere aziende realmente impegnate nella tutela della natura.
Anche prendersi cura di un’area verde, partecipare a iniziative di pulizia, sostenere associazioni ambientali o promuovere progetti di educazione ambientale sono azioni che possono generare un impatto reale.
Il punto centrale è proprio questo: la biodiversità non si salva solo attraverso grandi trattati internazionali, ma anche attraverso una cultura diffusa della cura.
Il contributo di Nemoris: dal dato scientifico all’azione
Per proteggere la biodiversità è necessario prima conoscerla, misurarla e interpretarla correttamente. È su questo passaggio, dal dato scientifico alla decisione operativa, che si concentra il lavoro di Nemoris.
Nemoris affianca enti pubblici, imprese e partner scientifici nella progettazione di monitoraggi ambientali, nell’analisi e valorizzazione della biodiversità, nella valutazione dello stato degli ecosistemi e nella definizione di strategie di ripristino basate su dati solidi e verificabili.
Attraverso competenze integrate in ecologia applicata, biologia molecolare, DNA ambientale e chimica analitica, Nemoris trasforma dati complessi in informazioni utili per pianificare, rendicontare e agire.
Vuoi capire come misurare e valorizzare la biodiversità nel tuo territorio o nella tua organizzazione? Contattaci per costruire un percorso basato su dati scientifici, indicatori misurabili e soluzioni operative.
